Saluti dal Parvati

Avevo sentito spesso parlare ed ebbi modo di leggere diverse storie su un particolare luogo nell’Himalaya, dove la Cannabis cresce naturalmente e dove si produce il miglior Hashish del mondo. Questa mia grande passione per il fumo mi portò per la prima volta ad Amsterdam. Mi trovavo in uno dei coffeeshop Greenhouse e, fumando “Manali Jungly Cream”, stavo guardando nella tv del locale quello che non potevo immaginare.

Gli Strain Hunters avevano realizzato “India Expedition”, un documentario sulle località che ho sempre desiderato visitare e che tante volte ho immaginato leggendo diversi articoli… era lì di fronte ai miei occhi! Non ci potevo credere, ma era tutto vero. Comprai un Dvd della spedizione e tornai a casa, nei Paesi Baschi. Dopo averlo visto e rivisto più volte con diversi amici, ci ritrovammo in cinque e decidemmo di intraprendere il nostro personale viaggio con destinazione Himalaya. La nostra idea era chiarissima: raggiungere Malana. Non sapevamo poi molto: avevamo solo le poche, scarse e limitate informazioni sull’area Himalayana disponibili in internet e su altri mezzi. Prenotiamo dunque il nostro volo per Nuova Delhi, espletiamo le formalità per il visto d’ingresso e studiamo una mappa per decidere il percorso migliore per la destinazione.

Fino a qui era stato tutto incredibilmente semplice e senza aver prenotato nulla di ciò che potesse servire o essersi informati gran che, salimmo sul nostro aereo. Dopo undici ore di volo, arrivammo a Delhi alle 00.30. Senza pensarci più di tanto, prendiamo il taxi più economico che abbiamo trovato e decidiamo di percorrere i 600 km che separano Delhi dalle montagne. Era un taxi alquanto minuscolo per cinque grandi baschi… Pensavamo che il viaggio sarebbe durato sette o otto ore, e siamo partiti allo sbaraglio… il viaggio risultò essere un’odissea di ben diciotto ore.

Diciotto ore trascorse percorrendo una strada orribile, costellata di voragini e strapiombi, con un autista che consumava una strana mistura composta da “calce viva con una radice sconosciuta e oppio” che secondo lui provocava un effetto anfetaminico… sconcertati, tra noi, ci siamo solamente detti “questa è l’India e tutto è possibile…” Arrivati a Kasol, nel Parvati, trovammo un alloggio comodo che ci è servito per riposarci un poco, e presto lo dichiarammo il nostro campo base. Arrivammo di notte, con tanta voglia di fumare una delizia locale, ma la cosa si rivelò non essere affatto semplice. Continuavamo a distinguere piante di Cannabis sulle colline, per le stra- de e si vendevano cartine, Chilum ad ogni angolo… ma chiedendo a locali o stranieri dove fosse possibile acquistare Charas, si mostravano tutti molto riluttanti nel rispondere.

Non ci eravamo informati sulla legalità della Cannabis in India. Vedendo tutte quelle piante con an- nessi strumenti per fumare, abbiamo dato per scontato fosse legale e invece no: la Cannabis non è legale in India e il semplice possesso di un grammo di fiori, nel peggiore dei casi, può costare l’incarcerazione per tre anni, per giunta senza passaporto! Stavamo per cominciare a maledirci per aver fatto tutta quella strada in condizioni inumane quando, fortunatamente, abbiamo incontrato un’anima pia che ci ha visti parecchio spa- esati e ci ha accompagnati in un bar, dove ha estratto il suo chilum e ci ha invitato a fumare, dandoci anche un paio di consigli utili su come muoverci nella zona. Così siamo tornati al nostro campo base più rilassati e fiduciosi. L’indomani mi alzai all’alba per godere del panorama… finalmente mi trovavo sul tetto del mondo. L’aria che si respira lassù è diversa: è come se penetrasse da sola nelle narici, all’alba poi è freschissima e frizzante; rimasi totalmente stupefatto dalla maestosità delle montagne, dai colori unici che il sole dipinge sulle cime, dalla quantità di piante di Cannabis che crescevano liberamente ovunque si guardasse. Sono piante a predominanza Sativa, con cime minuscole e crescono davvero dappertutto in maniera incontrollata, maschi e femmine si trovano liberamente insieme. Quella che sto ammirando è solo la parte bassa delle terre selvagge: Lo ShanGriLa si trova mille metri più sopra. Tutte quelle piante crescono selvaticamente e sono letteralmente sprecate perché lasciate a morire. L’unica consolazione è stato assapo- rare il loro profumo che, propagandosi in ogni dove, rendeva ancora più magico quel luogo. A fondovalle, nel Parvati c’è un piccolo villaggio, il cui nome è Tosh.

Decidemmo di prendere l’autobus locale per arrivarci ma la gente là dentro era già stipata come delle sardine in scatola, così ci siamo dovuti adatta- re alla situazione… ci siamo sistemati sul tetto insieme ad altri disgraziati. Ripensandoci mi viene da ridere tutt’ora perchè è stata un’esperienza singolare e scellerata. La strada era a dir poco tortuosa, e al bordo della strada piena di buche c’erano precipizi talmente immensi che non si poteva percepirne la fine. Come se non bastasse, spesso sfioravamo con la testa le rocce sopra di noi… quel passaggio sembrava essere stato ricavato con la forza in molti punti. Dopo essere stati sballottati abbastanza, continuammo a piedi, e con due ore circa di fatica siamo arrivati al punto più alto del villaggio. Il vero spettacolo ebbe inizio: davanti a noi si estendeva un mare di piante di Cannabis enormi e ben formate, ricoperte di una resina profumatissima. Erano piene di semi, di genetica completamente sativa, con foglie molto lunghe e sottili. I pistilli di un porpora chiaro, a tratti brillante. Dopo aver chiesto il permesso ai proprietari ci addentrammo in questo campo dei desideri, facendo foto a destra e manca e raccogliendo qualche prezioso seme.

La proprietaria del terreno ci ha invitato per un “Chai”, tipica bevanda indiana, e ci ha mostrato diverse qualità di Charas lavorati personalmente da lei. Abbiamo optato per comprare una Charas appiccicosa, di un color oro molto scuro. Impazienti abbiamo fatto una piccola degustazione in compagnia della signora: quel fumo aveva un piacevole sapore, tuttavia non ci provocava l’effetto rilassante e intenso a cui siamo abituati con l’Hashish marocchino o il nostro ice-o-lator. Un po’ delusi tornammo nella nostra stanza dopo aver comprato un Chilum, un cocco e un saffi. Cominciammo allora a degustare seriamente questa crema dell’Himalaya. L’impatto non fu immediato ma, improvvisamente, incominciammo a percepire uno stato di soddisfazione, di beatitudine seguito da euforia. Ridemmo parecchio a crepapelle e ci scesero diverse lacrime di felicità. Normalmente questo è un effetto difficile da conseguire e poche volte sono riuscito a provare sensazioni simili durante i miei 20 anni di esperienza da consumatore abituale di Cannabis. Sono convinto che la situazione e i dintorni di quelle montagne sacre abbiano enfatizzato moltissimo il nostro stato ma posso affermare con sicurezza che la psicoattività della Charas è incomparabile.

La nostra destinazione seguente era Malana, il magico luogo nascosto tra le montagne che per tanto abbiamo sognato di visitare. Per arrivarci abbia- mo dovuto prendere un taxi e passare attraverso due controlli dei documenti dopo di che inizia una lunga strada di montagna che si districa tra rocce e precipizi. Ad un tratto, dopo circa un’ora e mezza dalla partenza, sulla cima di una rupe si cominciarono ad intravede- re alcune case… era Malana! Il taxi si fermò alla fine della strada e di fronte a noi si parava Malana, o meglio, un’infinità di scale che ci avrebbe condotti a Malana. Quindi dopo altre due ore di cammino e molto sudore giungemmo dall’altro lato della valle, attraversando un fiume… E già stavamo in paradiso. Aspettammo che ci venga dato il permesso per accedere a Malana. Ci spiegano che non possiamo toccare nessun CULTURA CANNABICA All’arrivo la sorpresa fu grandissima: si trattava di una sorta di festa del raccolto, l’inizio del periodo della Charas! Eravamo arrivati nel posto giusto al momento giusto! cittadino locale, così come le loro case, perché ci considerano esseri impuri e la cosa potrebbe portare loro sfortu- na. Inoltre, ci informano che scattare fotografie nei luoghi sacri è vietato e sanzionabile con una multa di almeno 10.000 Rupie. Con il nostro massimo rispetto ci addentriamo tra le vie di Malana, anch’esse infestate da piante di Cannabis. I locali ci osservano con grande inte- resse e con larghi sorrisi. È gente pacifica e amichevole che emana alte vibrazioni positive.

Incominciammo a degustare la crema sin dal primo momento del nostro arri- vo. Abbiamo appreso che i sapori della Charas variano moltissimo e dipendo- no dalla mano che l’ha lavorata, dall’altitudine e dalla zona in cui le piante sono cresciute. La Charas in questo luogo è il lavoro e il pane di casa della maggior parte delle famiglie Malanesi. Ci dirigemmo verso il punto più alto del villaggio e incontrammo un gio- vane locale. Con lui condividemmo parecchi Chilum. Le sensazioni che si provano fumando Charas nel luogo in cui viene prodotta sono infinite: si passa dal formicolio generale in tutto il corpo, attraverso fasi di euforia pura, per poi arrivare alla piacevole sensazione di unione e fusione con le montagne e tutto il paesaggio circo- stante… Gli abitanti locali ci invitano ad accompagnarli sulla parte più alta della montagna, dove si coltivavano le migliori piante della zona. La vista di quel paesaggio fu travolgente: milioni di piante con migliaia di varietà di genetiche Sative. Tutte le piante avevano i pistilli ambrati, rossicci…eravamo alla fine di settembre, era il momento del raccolto e le piante mostravano tutto il loro splendore. Non erano cime grasse né grandissime, però erano molto resinose!

Lo spettacolo fu impressionante; sia i bambini che le donne sfregavano le cime da cui estrarre la Charas dando le spalle al sole. Alcuni molto rapidi, altri molto lenti… Ciascuno possiede la propria tecnica a seconda dell’uso cui sarà destinata la Charas. La nostra meta cannabica successiva in questo viaggio fu Rashol, la gran- de sconosciuta. Per arrivarci furono necessarie quasi cinque ore di cammino, durante le quali ci è stato ripetuta- mente chiesto se stessimo salendo per andare al festival. Ignari, pensavamo che ci stessero parlando di un altro di quei rave per turisti e in realtà non ci aspettavamo niente di diverso e poco ci importava, visto che il nostro viaggio aveva un’impostazione tranquilla basa- ta sulla relazione con le persone locali. All’arrivo la sorpresa fu grandissi- ma: si trattava di una sorta di festa del raccolto, l’inizio del periodo della Charas! Eravamo arrivati nel posto giusto al momento giusto! Durante tutto il giorno e tutta la notte fumammo una quantità in- calcolabile di una Charas prodot- ta e lavorata appositamente per l’occasione. Avemmo la fortuna di stringere amicizia con un ragazzo europeo che viveva in quel luogo da più di dieci anni. L’atmosfera e l’ac- coglienza furono eccezionali e ci sentimmo come a casa. Chiunque ci invitava a bere e a fumare. La festa a Rashol fu sicuramente un’espe- rienza magica, oserei dire mistica. L’Himalaya possiede quel qualcosa di speciale, che attira e intrappola l’ani- ma. Infatti, dopo questo mio primo viaggio, sono tornato in quei luoghi magici già quattro volte e credo con- tinuerò a farlo finché avrò la forza di camminare e respirare… L’Himalaya mi ha trasformato in un autentico Charas Lover. La vista di quel paesaggio fu travolgente: milioni di piante con migliaia di varietà di genetiche Sative DISCLAIMER La redazione di MJPassion ed i suoi collaboratori non intendono in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti. In Italia la coltivazione di piante di Cannabis con tenore di THC superiore allo 0,6% è vietata. I contenuti di questo articolo sono da intendersi esclusivamente ai fini di una informazione personale e di cultura generale.

 

Condividi sui tuoi social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *