Coltura e cultura di Canapa

Intervista ad Alessio Petullà, uno dei fondatori di CanapAroma, una bella realtà culturale in Lazio
di Carolina Arza’

CanapAroma nasce nel 2015 dall’idea di alcuni amici dei Castelli Romani, tra cui un laureato in biologia e scienze agrarie, uno studente di grafica e un esperto di contabilità e mercati, tutti accomunati dall’amore per la Canapa.

Il nostro progetto è volto alla realizzazione di una filiera corta basata sull’inserimento di questa specie all’interno della rotazione colturale e sulla realizzazione di prodotti artigianali locali; in questo modo sarebbe possibile rivalorizzare i terreni agricoli abbandonati, puntando sulla rusticità di questa coltura e promuovendo al tempo stesso l’agricoltura sociale. Il nostro intento è quello di trasmettere i molteplici utilizzi della Canapa attraverso la realizzazione di seminari e di eventi culturali e culinari, in modo da far riavvicinare la popolazione a ciò che un tempo rappresentava un’eccellenza dell’agricoltura italiana, al pari della viticoltura. Con la Canapa si può realizzare davvero tutto ed è per questo che oltre ad offrire dei prodotti gastronomici artigianali squisiti e dall’elevato valore nutrizionale, realizziamo catering e cene completamente a base di Canapa, e intendiamo puntare anche su altri tipi di filiera con idee completamente innovative.

Come ti è venuta l’idea di coltivare Canapa?

È la pianta più bella al mondo! Sono sempre stato un estimatore della Canapa e della natura in generale. Credo che ci sia ancora molto da scoprire e da rivelare su di Lei ed il fatto che la traccia più antica d’Europa stia a pochi passi da casa mia, vicino al lago di Castel Gandolfo, in Lazio, mi ha sempre affascinato molto.

Quanto tempo hai impiegato per concretizzarla?

Ci è voluto molto tempo. Ho lasciato il mio posto fisso circa due anni fa: ero un contabile ma già da qualche anno stavo lavorando per concretizzare le mie idee e creare un team di professionisti del settore.

Siete andati incontro a qualche bega burocratica?

Fortunatamente no. L’ignoranza su questa pianta è ancora molta ma bisogna armarsi di pazienza ed essere il più trasparenti possibili: se il lavoro è fatto bene e se si seguono le regole, si riesce a far comprendere al “controllore”, che molto spesso non conosce la materia che sta trattando, che non c’è nulla di male in quello che si sta facendo e tutto prosegue regolarmente.

Quanti ettari avete dedicato alla coltivazione?

Nel 2017 abbiamo seminato circa sette ettari ma non erano tutti nostri, tra le mote che facciamo, siamo in grado di fornire servizi di coaching per aziende che vogliono immettersi in questo mercato, fornendo un’adeguata consulenza e il nostro know-how.

Per quali genetiche avete optato e per quali usi?

Quest’anno abbiamo coltivato sia monoiche per il seme, come Futura 75 e Uso 31, che dioiche per la produzione di fiori: in questo caso abbiamo usato molte genetiche sia di origine italiana che europea soprattutto francesi ed ungheresi. Abbiamo colt

ivato: Carmagnola, CS, Fibranova, Eletta Campana, Dioca88, Kompolti e Tiborszallasi.

Quali sono le genetiche di Cannabis light che hanno riscosso più successo?

Sicuramente quelle svizzere, il paese elvetico é fuori dalla stringente regolamentazione U.E., quindi i breeder hanno possibilità di selezionare e “giocare” su altre genetiche, cosa vietata nel nostro paese. Tra le genetiche ‘cartellinate’ comunque abbiamo trovato alcuni fenotipi interessanti di Eletta campana, Carmagnola selezionata e Dioica88 che sviluppano infiorescenze molto interessanti che con un minimo di concia ed una trimmatura manuale riescono a dare un buon prodotto.

Fate analizzare il vostro prodotto prima di commercializzarlo (es. metalli pesanti e/o quantitativi di cannabinoidi)?

Si, facciamo molte analisi sia per i Cannabinoidi, strumento che utilizziamo insieme ai terpeni per selezionare i fenotipi più interessanti, sia per i metalli pesanti. Per CanapAroma è una prassi partire dalle analisi del terreno; infatti la pianta di Cannabis, per la sua radice fittonante in grado di esplorare il suolo in profondità , è considerata utile nel fitorimedio dei terreni andando ad assorbire notevoli quantità di metalli che in alcuni casi potrebbero accumularsi anche sulle parti apicali.

Quanto spazio dedicherete al prossimo raccolto di infiorescenze?

Puntiamo ad un outdoor di 2 ettari tutto coltivato a talee provenienti dalle nostre selezioni su piante selezionate dalla precedente stagione e stiamo allestendo anche ulteriori serre e spazi indoor utili per il mantenimento delle madri, per la propagazione dei cloni e anche per una produzione in strutture protette.

Continuerete a produrre Canapa da semi?

Certamente, avremo a disposizione circa 10 ettari, abbiamo chiuso una nuova collaborazione con una società che produce impianti in CO2 super critica per la produzione di CBD e olio di Canapa, ma siamo ancora alle fasi sperimentali.

Date acqua e/o fertilizzante alle piante?

Per la produzione da seme o fibra solitamente non serve nulla: la Canapa è una pianta a basso impatto e non necessita di grandi operazioni di innaffiamento o fertlizzazione.

Tuttavia, nell’annata passata, in cui le piogge sono state scarse o assenti, in alcune zone è stato necessario intervenire con piccole irrigazioni.

Quale può essere all’incirca la resa finale di un ettaro?

Questa è la domanda che ci viene posta sempre più spesso ed è difficile dare una risposta precisa perché ci sono in gioco molti fattori da considerare e molto dipende anche dalla filiera che si vuole intraprendere.

Vi occupate anche della trasformazione dei semi in prodotti finali?

Non direttamente, canapAroma si avvale di molti collaboratori e laboratori per creare il prodotto finito. Cerchiamo sempre i professionisti che sono più vicini alla nostra zona, favorendo nuove economie circolari e di prossimità.

Quale tipo di attività rende di più in questo momento?

Sicuramente il fiore di qualità!

Organizzate eventi? Chi prepara le leccornie a base di Canapa che si vedono ogni tanto sulla vostra pagina fb? Seguite un ricettario o vi affidate alla fantasia?

Organizziamo molti tipi di eventi e portare la Canapa nei tanti locali della movida romana è una nostra mission; la Cannabis in cucina è un elemento nuovo e sperimentale che merita un’ attenzione particolare, le ricette nascono di volta in volta nelle cucine che ci ospitano dal connubio della nostra esperienza e le maestranze dei cuochi. Comunque per chi si trovasse a Roma il 20 aprile stiamo organizzando il 420 Roma Fest dove uniremo Music, Food, Drink & Food, Meeting… tutto sulla Cannabis.

Ti ritieni soddisfatto del lavoro svolto fino ad oggi in termini di obiettivi raggiunti? Quali sono i progetti per il futuro a breve e lungo termine?

Lavorare per la propria passione è più che soddisfacente, stiamo crescendo e siamo molto contenti di essere diventati un punto di riferimento nella gestione growing di diverse aziende sul territorio. Abbiamo molti progetti in cantiere, come quello su specifiche genetiche ad alto tenore di CBG e tante novità in arrivo, presto apriremo anche la nostra azienda agricola e per il futuro ci stiamo creando un nuovo format, ma non vi possiamo svelare tutto quindi stay tunned… stay green…

Il mercato ha delle continue oscillazioni, come vedi il futuro di questo settore?

In crescita. Il mercato della Canapa è appena iniziato ed il suo futuro sicuramente sarà roseo… anzi, sarà verdissimo!

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