Tutta la Canapa del Vespucci

Testo di Carolina Arza’

Nei primi anni del 1500 i principali imperi europei, impero ottomano incluso, si dotarono di numerose navi da guerra a vela. A tal proposito vennero varate diverse tipologie di imbarcazioni: si passò dall’impiego di galere, navi spinte principalmente dalla forza dei rematori e talvolta con l’aiuto del vento, grazie alla presenza di alberi e vele, a quello dei velieri, navi che per la propulsione utilizzavano principalmente il vento.

Un veliero è composto da uno scafo con alberatura: tre alberi più il bompresso, cioè un quarto albero posto a prua per le andature di traverso, ed è armato con vele quadre.

I vascelli da guerra, tipici del XVII secolo, sono sempre stati dotati di vele in tela olona di Canapa, tessute con una tecnica particolare e sono stati pensati per navigare negli oceani. Le vele rappresentano la forza motrice di questa tipologia di nave e devono essere sostituite di frequente.

La flotta navale inglese, nel XIX secolo, spendeva fior di quattrini ogni due anni per cambiare le proprie vele in Canapa che venivano importate dalla Russia.

Napoleone, per far sì che la flotta inglese si indebolisse, arrivò a pregare lo zar Alessandro I di smettere di rifornire l’Inghilterra. Diretta conseguenza del rifiuto dello zar fu la disastrosa campagna di Russia (per maggiori approfondimenti: articolo su Napoleone sul sito www.mjpassionmagazine.it).

La Canapa ha quindi sempre giocato un ruolo di fondamentale importanza per le guerre, che per una buona fetta della storia moderna si sono combattute soprattutto in mare, e per colonizzare il Nuovo Mondo: se i velieri non fossero mai esistiti la storia avrebbe preso tutta un’altra piega.

Al giorno d’oggi sono pochi i velieri che si possono ammirare nelle loro forme originali.

Uno di questi, classificato come la “nave più bella del mondo”, fa parte della Difesa della Marina Militare Italiana, si tratta della Nave Scuola Amerigo Vespucci.

Varata nel 1931 a Castellammare di Stabbia, la nave scuola ha il compito di completare la formazione degli alunni di prima classe dell’Accademia Militare.

Si tratta di un classico vascello in pieno stile settecentesco: i fregi di prua e di poppa sono fasciati in lamine d’oro che gli conferiscono una lucentezza unica, i tre ponti sono in tec chiaro, sui tre alberi principali sono sormontati cinque pennoni ciascuno di dimensione a scalare verso l’alto, i quali permettono di spiegare le vele.

Amerigo Vespucci, salvo nei periodi di restauro, salpa regolarmente dal porto di La Spezia per effettuare le campagne di addestramento degli ufficiali, durante le quali percorre diverse tappe nel mondo.

L’ultimo restauro è avvenuto dal 2013 al 2016, nel quale sono estati effettuati diversi lavori di revisione nel pieno rispetto dello statuto della nave scuola. Tale statuto, nel corso degli anni ha subito delle leggere modifiche ed è per questo motivo ho cercato informazioni più dettagliate che mi sono state gentilmente fornite dall’addetto alla pianificazione delle ultime lavorazioni, Enrico Arza’ e rispettivamente dall’attuale nostromo del Vespucci, Giulio D’Elia e dal nostromo uscente del Palinuro, Michele Del Neso.

“Lo statuto originale della Nave Scuola Amerigo Vespucci prevedeva che le vele fossero costituite interamente di tela olona di Canapa Carmagnola coltivata in Italia”, mi spiega il nostromo Giulio D’ Elia “e, ancora oggi, Vespucci possiede 2635 metri quadri di vele in tela olona di Canapa. Ciò che è cambiato nel tempo sono le manovre delle vele, sarebbe a dire il cordame, che non è più fatto in fibra vegetale di Canapa e Canapa di Manila, ma è stato di recente sostituito con un nuovo materiale semi sintetico brevettato, costituito con una parte di Canapa di Manila e due parti di filato sintetico. Questo è accaduto per comodità, in quanto questo nuovo materiale è meno soggetto al deterioramento rispetto a quello precedente, interamente vegetale, e anche per via del fatto che le materie prime come la Canapa di Manila sono sempre più introvabili e costose”.

Sulla Nave si respira comunque un clima che ricorda i tempi andati e lascia trapelare tutta la passione per la navigazione del personale di bordo.

“Potremmo comunicare con autoparlanti ai giorni nostri, invece gli ordini si impartiscono ancora col fischietto, come una volta”, alla mia domanda su quale tappa fosse stata la più emozionante, l’attuale nostromo risponde che l’accoglienza è sempre stata delle migliori ovunque si è approdati. “Ricordo bene le tappe in Australia, a Sidney, e in Nuova Zelanda tra le più belle ma non saprei indicarne una in particolare: Vespucci è una nave di rappresentanza della nostra Marina e prende parte anche a diverse iniziative e parate internazionali. La più grande e la più scenica in assoluto è l’Amsterdam Sail, parata che raggruppa nella città olandese le navi a vela storiche provenienti da ogni parte del mondo”.

Prosegue spiegandomi che gran parte della navigazione avviene tutt’ora grazie alle vele. “Nave Vespucci possiede un motore elettrico che viene usato per uscire da alcuni porti e per effettuare certe manovre; la maggior parte di ore di navigazione sono effettuate esclusivamente a vele spiegate”. “Per spiegare tutte le vele insieme servono circa cent’ottanta uomini. L’equipaggio è mediamente composto da più di duecento ufficiali, fino ad un massimo di circa cinquecento durante i mesi estivi, quando vengono imbarcati gli allievi del primo anno di corso dell’Accademia navale di Livorno. A breve partiremo per una nuova campagna e presto sapremo le tappe.”

A proposito dell’ultimo restauro avvenuto sulla Nave scuola, Enrico Arza’ mi ha spiegato che la nave è stata completamente revisionata mantenendo le componenti originali.

“È stato necessario togliere la pavimentazione in legno dai tre ponti di coperta per verificare lo stato delle lamiere in acciaio, che si sono mantenute in buono stato nel tempo e perciò hanno subito piccole migliorie. Successivamente è stato riposato il teak originale sui tre ponti: del Cassero, a poppa, Centrale e del Castello, a prua. Le scale dei due ponti a prua e a poppa, anch’esse in teak sono state revisionate.

Anche tutti gli interni sono stati rinnovati. Merita una citazione la sala del consiglio, dove si svolgono le riunioni più importanti; i suoi legni pregiati sono stati finemente restaurati e alle pareti si possono ammirare dipinti e fotografie della sua nave scuola gemella, Cristoforo Colombo, entrata in sevizio nel 1928 e che, alla fine della seconda guerra mondiale, fu ceduta alla Russia come risarcimento in base ai trattati dell’epoca.

All’esterno il fasciame dello scafo è stato rinnovato e, come avviene ad ogni sosta a La Spezia, sono state sostituite tutte le funi (manovre delle vele e cordame di ancoraggio).

Durante la lunga sosta nell’arsenale militare, è stato sostituito il motore precedente, con un altro più performante e meno inquinante. È stata un’operazione profonda nella quale sono state rimesse a nuovo anche le scialuppe di salvataggio, che sono revisionate circa ogni due anni, per la loro estrema importanza in caso di necessità ed è stata sostituita la motobarca di rappresentanza dell’ammiraglio. In tutto sono imbarcate quattro motobarche e sette scialuppe in legno tra cui una baleniera. La baleniera è una scialuppa caratteristica leggera e veloce, rappresenta un pezzo di storia dei vascelli: un tempo veniva utilizzata per infiocinare la balena, da cui prende il nome, per sfamare il personale di bordo in condizioni di ristrettezze. Sul Vespucci non vi è mai stata necessità ma la tradizione è stata mantenuta viva. Questa scialuppa è posta sul giardinetto di poppa che prende il nome dal piccolo giardino che si usava coltivare ad agrumeto, per evitare che i marinai si ammalassero di scorbuto.”

“Infine abbiamo acquistato due mute di vele nuove in olona di Canapa. Questo perché bisogna sempre tenere le vele di scorta nel caso di danneggiassero o rompessero durante una traversata.

Per piccole e medie scuciture i nocchieri, che sono gli addetti a tutte le manovre delle vele e delle vele stesse, possono effettuare delle riparazioni. In ogni caso la o le vele in questione devono essere smontate e sostituite con quelle di scorta. ”

Oltre al cordame, sostituito con materiale semi sintetico, ci sono altre compnenti del Vespucci che originalmente erano in Canapa e sono state poi sostituite con altri materiali?

Tutto il cordame sicuramente in origine era fatto interamente in Canapa, è stato poi sostituito con un misto di Canapa e Manila per poi essere sostituito col materiale attuale. Anche le delfiniere, che sono le reti di protezione che servono a lavorare sul bompresso erano in Canapa.

Il cafalataggio che consiste nell’impermeabilizzazione della pavimentazione in legno consisteva in un cordino di Canapa battuto a mano tra una tavola di legno e l’altra grazie all’aiuto di una martellina, quindi un maglio da calafatto ed uno scalpello appuntito. Questo cordino, veniva precedentemente impregnato di pece, una miscela di catramina e olio di lino per farlo aderire al meglio alle tavole al fine di renderle impermeabili. Dal 1991 a questa parte il cordino in Canapa è stato sostituito da una gomma sintetica per facilitare la manutenzione ed aumentare la durata del calafataggio“.

Di recente le vele del Palinuro, prestigioso brigantino della Marina Militare, precedentemente in Canapa, sono state sostituite con vele in fibra sintetica per far evitarne il deterioramento in tempi relativamente brevi. Ho chiesto al nostromo uscente del Palinuro e papabile prossimo nostromo del Vespucci, Michele Del Neso se secondo lui Nave Scuola Vespucci potrà mai andare incontro allo stesso destino, visti i precedenti cambiamenti sullo statuto originale.

“Al momento non sono previsti ulteriori cambiamenti ma non è da escludere. Sono state cambiate diverse parti dello statuto e penso sia stato un processo naturale, secondo le necessità del tempo.

La parte relativa alla sicurezza è stata revisionata più volte e, da quando è avvenuto l’ultimo incidente, in cui perse la vita un ufficiale, è d’obbligo per noi salire sugli alberi imbragati col doppio moschettone. Tempi indietro poteva essere una scelta non obbligata e ci arrampicavamo anche a mani nude. Gli incidenti purtroppo possono capitare in qualsiasi frangente e la sicurezza è relativa a determinate situazioni. Posso raccontare un aneddoto: navigando il Canale della Manica ci siamo ritrovati ad affrontare condizioni atmosferiche avverse con vento che arrivò a soffiare a cinquanta nodi; gli alberi oscillavano pericolosamente e, una volta riuniti in coperta, abbiamo deciso di salire per smontare l’ultimo pennone di un albero per evitare la sua compromissione. In quelle condizioni non c’era imbragatura che tenesse, non riuscivamo neanche a sentire che cosa dicesse il compagno spalla a spalla, neanche urlando. Il vento era davvero troppo forte e con calma e tanto sangue freddo, riamo riusciti nell’intento di smontare i collari del pennone e di portarlo in sicurezza.

Riguardo alle vele del Vespucci, probabilmente resteranno in Canapa almeno fino al raggiungimento dei cento anni della nave”.

Auguro una buona navigazione a tutto il personale civile e militare imbarcato sul Vespucci, una nave scuola che porta in giro per il mondo tradizione ed innovazione, mantenendo alto il profilo della Marina Militare Italiana.

Ringrazio l’attuale nostromo Giulio D’Elia e il nostromo uscente del Palinuro Michele Del Neso, ed Enrico Arza’ per la disponibilità concessa per svolgere questa piccola intervista.

Curiosità:

CANAPA DI MANILA

La Canapa di Manila è un tipo di fibra tessile ottenuta dalla lavorazione delle foglie di abacà, una specie di banano tipico delle Filippine, dalla cui capitale prende il nome.

Insieme alla Canapa vera e propria è una delle fibre vegetali tra le più durevoli. È chiamata Canapa perché a livello tecnico ed industriale può facilmente sostituirla, infatti si possono confezionare abiti , scarpe e accessori ed è stata largamente usata per produrre funi e carta a livello industriale, fino a quando è risultata meno reperibile per via della drastica riduzione delle sue colture.

Tela olona di Canapa.

La tela olona è un tipo di tessuto grezzo e pesante, pensato appositamente per le vele. Si tratta di un tessuto molto resistente che deve il suo nome ad un paese in provincia di Varese, che fu il primo a convertire i propri mulini ad acqua in industrie tessili, adibite anche allo sbiancamento e tintura dei tessuti. È importante sottolineare che in passato veniva utilizzato largamente per confezionare zaini, sacchi, amache e calzature. Se imbevuta con olio di lino, l’olona di Canapa diventava impermeabile e fu impiegata fino a quando non fu sostituita dai materiali sintetici.

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Comments 2

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