cinesi migliori a coltivare cannabis

Gli antichi cinesi, i migliori canapicoltori del mondo

Al contrario dei paesi occidentali come Europa e Stati Uniti che nel XXI secolo dichiararono fuori legge la Cannabis, la Cina non la proibì mai. Nonostante oggi sia illegale, ma allo stesso tempo venga tollerato il suo uso ricreativo, la Canapa ha da sempre rappresentato gran parte della cultura cinese ed il risultato è stato che i suoi abitanti furono i primi a scoprirne ed ottimizzarne i benefici e gli usi: non per altro ai nostri giorni, vantano più della metà dei brevetti mondiali sulla lavorazione di questa pianta, solo nel 2014 se ne contavano 606, regolarmente registrati al “Un’s World Intellectual Propery Organisation”.

Non è quindi una sorpresa se il Paese più popoloso al mondo, e secondo per economia, sia anche il più grande produttore di Canapa, fornendo circa la metà del fabbisogno globale ogni anno. Attualmente, la Cina rifornisce soprattutto gli Stati Uniti, dove nel 2013, è stata importata fibra per un valore di 37 milioni di dollari, aumentati poi a 115 milioni l’anno seguente, pari al 145% in più. Come se non bastasse, le compagnie cinesi dichiararono di essere riuscite ad immettere i loro prodotti sul mercato statunitense ad un prezzo di circa 6 – 7 volte superiore rispetto alle loro aspettative; il congresso americano farebbe bene a rivalutare le proprie leggi sulla coltivazione di Canapa, visto che quelle attuali ne limitano la ricerca e lo sviluppo.

Canada Hemp Food, un sito canadese dedicato appunto ai prodotti alimentari a base di Canapa, nel 2014 pubblicò i dati relativi al commercio di semi di Canapa decorticati cinesi in Nord America: si trattava di 40 tonnellate di semi che sarebbero finiti nei grandi e piccoli stores americani per testarne il mercato. L’anno successivo le tonnellate aumentarono dopo che la Hemp Inc., la grande compagnia cinese produttrice di fibra, alimentari e tessili in Canapa, ottenne definitivamente il permesso per importare i suoi semi.

I canadesi si lamentarono parecchio perché secondo loro quei semi non sarebbero sicuri, in quanto impossibile stabilire se siano o meno GMO-free e se siano stati coltivati senza l’utilizzo di pesticidi tossici, al contrario dei loro semi certificati di alta qualità, che venivano per lo più venduti proprio negli Stati Uniti. Il Canada ha scommesso parecchio sulla Canapa ma non quanto la Cina, che sta prediligendo questa coltura su molte altre. Pertanto, ad oggi, la gran parte dei semi disponibili sul mercato
sono di origine cinese e l’unico vantaggio per i consumatori sta nel fatto che costino qualche euro di meno al kg rispetto a quelli con una certificazione differente.

L’esempio di Bao Yao, il villaggio dove non si muore

Nonostante le indiscrezioni sulla qualità delle sementi, il villaggio di Bao Yao, in Cina, è risultato essere abitato dagli uomini e donne più longevi della Terra i quali, oltre ai fattori rilevanti di avere acqua e aria pulitissime, consumano quotidianamente abbondanti porzioni di semi di Canapa, pressoché nessuna proteina animale, né sale e zucchero. Questo posto è l’unico del pianeta dove l’aspettativa di vita supera i 100 anni. Tale traguardo, secondo gli esperti, è merito del fatto che l’unico introito di grassi ingerito dalla popolazione è a base di omega-3 e omega-6 contenuti nei semi. Nel villaggio di Bao Yao si è infatti mantenuta viva la tradizione ancestrale di coltivare Cannabis come principale fonte di sostentamento: secondo gli esami sui ritrovamenti archeologici, la Cina è risultata essere la prima regione al mondo

in cui fu coltivata e addomesticata questa pianta. Sono emerse le tecniche più antiche di seminazione, coltivazione e trasformazione della Canapa che divennero ben presto all’avanguardia. Si è inoltre scoperto che le prime comunità neolitiche di coltivatori che stanziavano sul Fiume Giallo e sul Wei, erano soliti seminare innanzitutto Cannabis, insieme a miglio, grano, fagioli e riso. A testimonianza di ciò vi è anche il fatto che in uno dei primi trattati su l’agricoltura cinese, risalente a circa 2500 anni fa, nominò la Canapa come la più grande e antica coltura tradizionale dell’antica Cina. Nei dintorni dei fiumi sopraccitati vennero ritrovati anche rimasugli di fibra e di semenze di Cannabis.

antichi-cinesi-canapa-mj-passion

L’antica scienza cinese

In un libro di odi e canzoni popolari, chiamato Shih Chin, viene descritta la vita del popolo cinese a partire dall’XI secolo prima di Cristo fino ad arrivare al VI secolo d.C. e il tema principale è la coltivazione di Canapa per scopo alimentare e la lavorazione della sua fibra
con cenni alla selezione dei semi. Vi sono testimonianze sulla tecnica principale di fertilizzazione dei campi di Cannabis durante la dinastia degli Zhou Choo (fino al 256 a.C.): “zappare tutte le erbacce presenti nei campi di ma (Cannabis) per estirparle e tenerle dove sono, durante il solstizio d’estate; lasciarle seccare sotto il sole e poi cospargerle di cenere. Tutte queste ceneri verranno assorbite dal terreno dopo una pioggia copiosa ed il campo risulterà fertilizzato”.Questa fu una delle prime volte nella storia dell’umanità che venne menzionata questa tecnica di concimazione, chiamata “pothash”. Seguirono a questo libro molti altri, basati esclusivamente sulle tecniche agricole, perfettamente conservati perché tramandati scrupolosamente da una generazione all’altra. In un sommario risalente a circa 1400 anni fa, intitolato “L’arte essenziale delle genti”, il Qui Min Yao Shu, è racchiusa gran parte della scienza antica cinese; ivi si possono trovare anche riferimenti botanici sulla relazione tra il polline della pianta maschio di Cannabis e la pianta femmina, portatrice di semi: “se viene tolta la sacca contenente il polline dal maschio prima che giunga a maturazione,la femmina non è in grado di produrre semi; d’altro canto la produzione di semi è influenzata dal maschio che rilascia il suo polline e, proprio durante questo periodo la fibra della pianta maschio di Cannabis è la migliore in assoluto”. La scoperta della dioicità della Cannabis fu documentata dai cinesi come minimo 1500 anni prima rispetto alle pubblicazioni europee, inoltre già sapevano che la pianta femmina di Cannabis, denominata “ ju ma”, produce una fibra migliore se non impollinata dal maschio “xi ma”, nonché dei fiori senza semi che possono essere utilizzati per scopi terapeutici e che allo stesso modo la pianta maschio, si fortifica e irrobustisce la fibra nel momento in cui deve impollinare la femmina. La coltivazione della Canapa era supervisionata al dettaglio in base alla necessità dei coltivatori stessi. Nello stesso libro, viene nominata per la prima volta la tecnica della rotazione annuale delle colture e si raccomandava la una piantagione di fagioli azuki come la migliore e produttiva dopo un raccolto di Cannabis.
I contadini della dinastia Han, non sapevano solamente quale fosse la stagione migliore per piantare la Canapa ma sapevano anche individuare il periodo migliore per seminare e selezionare le piante maschio per ottenere la più alta qualità di fibra possibile per ottenere il tessuto atto al confezionamento di vestiti, cioè quello leggero ma altresì robusto e durevole, e non il materiale grezzo che siamo abituati a vedere oggi. Essi usavano proprio il maschio della Canapa per confezionare vestiti grazie alla sua finezza e alta qualità, mentre le scarpe e altri oggetti come per il cordame o la carta veniva usata la fibra della femmina, molto più spessa e robusta. Intorno al 220 d.C., sul finire della dinasta Han, si legge: “Arare e fertilizzare i campi a gennaio. A febbraio, piantare i semi di Cannabis femmina e, solo in un giorno piovoso di marzo, piantare i semi della pianta maschio. Poi raccogliere la Canapa e filarla per farne vestiti ad ottobre”.

Tecniche di selezione e di germinazione semenze

C’è da chiedersi come facessero a separare i semi dei maschi dalle femmine… su un trattato risalente a 1800 anni fa viene riportata la modalità di selezione: “Generalmente, i semi di maschio di Cannabis sono bianchi cioè hanno un puntino nel sedere di colore biancastro, mentre le femmine lo hanno di una tonalità che varia dal grigio al marroncino. E ci sono due modi per esaminare la qualità di questi semi: uno consiste nell’addentare un seme e se l’interno di esso è molto asciutto non andrebbe piantato, il secondo consiglia di tenere una manciata di semi in bocca per un po’ e se non diventano neri sono buoni”. Probabilmente, gli antichi cinesi piantavano le femmine separatamente rispetto ai maschi per farle vegetare e crescere più a lungo, così che potessero essere già grandicelle una volta impollinate dai maschi piantati tardivamente.

Questa tecnica poteva incrementare di molto il raccolto finale di semi perché le femmine arrivavano alla maturazione sessuale molto più robuste e sviluppate e, tenendo le piante coi sessi separati, si poteva anche prelevare la fibra migliore dai maschi che potevano essere raccolti subito dopo aver impollinato le femmine. Ne “Le arti essenziali delle genti” sono riportati anche varie tecniche germinative: i semi venivano messi in ammollo in acqua e si piantavano non appena germinassero. Oppure si mettevano in ammollo il tempo necessario per cuocere due pugni di riso per poi distenderli su di un letto di bamboo sempre in ammollo in 3-4 dita di acqua, venivano poi mescolati ed in questo modo sarebbero germinati in una sola notte. Consigliavano sempre di piantare dopo una notte di pioggia, quando l’acqua ha permeato il suolo e per evitare parassiti e malattie varie, ruotavano la Cannabis con frumento, fagioli e cereali in generale. Per effettuare al meglio la rotazione dovrebbero essere applicate differenti metodologie in base al tipo di composizione del terreno del campo scelto.

Dallo Si Xin Ye Ling si può apprendere che “piantare dieci giorni prima del solstizio d’estate è sconsigliato poiché comporta piante poco vigorose e non adatte alla produzione di fibra per tessuti, questa è considerata come semina tardiva”. Per i cinesi, come sopraccennato, era importantissimo il sesso della pianta di Cannabis, tanto da darle nomi diversi, xi ma per il maschio, prestigioso per i tessuti, ju ma per la femmina, portatrice di semi, quindi di cibo e generatrice di fiori resinosi per la cura di diverse patologie. “La pianta ju ma cresce alta e diritta, la sua fibra è molto forte e spessa, i semi che produce si possono mangiare. La pianta di xi ma è più piccola e meno vigorosa, la sua fibra è sottile e soffice e può essere quindi usata facilmente per filare vestiti”. Nella Raccolta dei riti o Li Chi i confuciani scrissero che i vestiti di Canapa erano per la massa di poveri, per i contadini e venivano
usati anche come sudari… così in vita, così in morte. In effetti, ritrovamenti archeologici hanno confermato che i cadaveri venivano sepolti con vestiti e altri vari oggetti fatti in Canapa e i vestiti erano finemente cuciti, talvolta persino ricamati. Vennero ritrovati dei capi aventi 153 micron per metro quadro di fibra di spessore, super leggeri e all’avanguardia per l’epoca di riferimento.
Fu anche portato alla luce un pezzo di tessuto filato con dell’argento proveniente da una tomba risalente al 770 o al 476 d.C..

Furono trovate anche due paia di scarpe in Hemp e altri vestiti lungo la Silk Road (la famosa via della seta), la strada che collega la Cina all’Asia occidentale (721 d.C.). Gli antichi cinesi utilizzavano la Canapa per ogni evenienza: il pezzo di carta più antico del mondo fu ritrovato intatto in un sepolcro che risale al 180 a.C. e non conobbero altre maniere per produrre carta fino a quando non fu introdotta la tecnica di sbiancamento della cellulosa da parte degli Stati Uniti (XX secolo). Prima ancora dell’invenzione della carta in Canapa (150 a.C.), i cinesi incidevano i loro testi sul bamboo finemente levigato. Per quanto riguarda il cibo, la Cannabis era considerata il quinto grano, insieme a miglio, riso, grano e fagioli di soia.”I contadini mangiano semi di Canapa a settembre” e rimasero la base dell’alimentazione del popolo cinese fino al X secolo dopo Cristo, quando fu importato frumento di alta qualità dall’occidente e si diffuse la sua coltivazione, ma i semi di Canapa continuarono ad essere ritrovati per secoli, sia conservati in giare che nelle tombe. In conclusione, la Cannabis fu la più grande coltura e cultura dell’antica Cina e investì un ruolo fondamentale durante tutta la storia di questo grande popolo. Venne usata anche per ricavarne archi da guerra che erano più robusti e leggeri rispetto a quelli dei nemici, permettendo di scoccare le frecce a velocità molto elevate; venne infine utilizzata per formulare medicinali.

Tutti gli usi tradizionali della Cannabis furono inventati in Cina: la prima corda, il primo tessuto della storia, insieme al pezzo di carta più antico del mondo, i primi semi addomesticati (Cannabis Sativa) e i primi usi terapeutici di questa pianta sono tutti riconducibili all’antica Cina. La ricetta della carta in Canapa dei cinesi, ad esempio, rimase segreta per millenni finché dei Giapponesi riuscirono ad imitarla nel V secolo d.C. . Terminata la carrellata sulla antichissima cultura cannabica cinese, non possono più sussistere dubbi sul perché la Cina è stata, è, e rimarrà il leader mondiale indiscusso nella produzione di Canapa… e gli occidentali possono solo prendere esempio da questa nazione.

I cinesi furono i primi a brevettare un metodo per produrre carta a partire da fibra di Canapa. L’intero procedimento è tutt’ora un segreto
e solamente i giapponesi si avvicinarono a produrre una carta di simile qualità. Rimangono comunque superiori la qualità e la resistenza della carta fabbricata dagli antichi cinesi grazie alle quali ci è pervenuta quasi intatta. Si dice fossero state le donne ad ideare tale procedimento, le quali erano anche abilissime tessitrici di abiti raffinati e scarpe ricamate.

LA FIBRA DI CANAPA FU UTILIZZATA IN CINA PER CONFEZIONARE VESTITI FINO A QUANDO NON FU INTRODOTTO IL COTONE, ATTORNO AL 1000 d.C. E SI USAVA LA PIANTA DEL MASCHIO PER PRODURRE UN FILATO SOTTILE E DI ALTA QUALITÀ.
Specifiche tecniche di coltivazione

Durante le dinastie dei Quyn (dal 221 al 207 a.C.) e degli Han (dal 207 al 220 d.C.), le tecniche di fertilizzazione furono ulteriormente ottimizzate: “Arare in profondità e fertilizzare il terreno prima di piantare i semi. Quando verrà la primavera, intorno a febbraio/marzo, selezionare il periodo migliore per mettere a dimora i semi, ovvero dopo quattro giorni di pioggia. Mentre le piante crescono, eliminare le foglie più grandi, poi diradare le piantine ad una distanza di 8 chi (1,85 m). Fertilizzare la Canapa con escrementi di baco da seta quando le piantine saranno alte circa un palmo; fertilizzarle con sterco di maiale e baco da seta quando saranno alte tre palmi. Durante i primi periodi, annaf are spesso ma non troppo se dovesse piovere con ricorrenza… l’acqua dei pozzi andrebbe usata solamente se ci si trova lontano da un ume o corso d’acqua secondario e va riscaldata al sole prima dell’utilizzo in campo. Adottando questi accorgimenti, il raccolto di steli e foglie si approssimerà attorno a 20-100 dan (1 dan= 18kg circa) per mu (1mu=666,7mq)eil raccolto minimo sarà di 30 dan per mu (quindi come minimo 0,8 kg per mq per un massimo di 2,7 kg). La qualità della bra non dipenderà solamente dallo stretto controllo dei campi ma anche e soprattutto dal periodo della semina: se si pianterà presto, la bra sarà spessa e robusta e potrà essere raccolta prima. Agendo diversamente, la bra non sarà mai matura abbastanza.
Quindi, in sostanza, è meglio piantare presto i semi di Cannabis anziché aspettare”.

 

Condividi sui tuoi social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *